I personaggi storici del Bridge

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Anna Maria Torlontano

Dal ricordo tratteggiato da Gianarrigo Rona, nel 2016, presidente WBF
Anna Maria Torlontano Di Toro Jannucci è stata un faro luminoso nello sviluppo del Bridge femminile non solo per la federazione italiana ma anche per quella europea e quella mondiale.

Ha sempre vissuto a Pescara, dove era nata. Studiò legge all’università di Roma.

Da sempre è stata attenta alla crescita e allo sviluppo culturale delle ragazze. Fondò una scuola di ballo (1958) riconosciuta da Ministero della Pubblica Istruzione, nella quale insegnavano maestri di ballo dell’Opera di Roma; la scuola, che ottenne grande successo, continua ancor’oggi la sua attività.

È stata anche membro dell’Accademia italiana di cucina (una delle uniche due), dell’Inner Wheel Club di Pescara. Ha comiciato a lavorare nel mondo del Bridge quando venne eletta presidente dell’Associazione Bridge di Pescara.

Nel 1978, venne eletta nel consiglio federale e incaricata di occuparsi del settore femminile, e divenne capitano della squadra italiana femminile. A quell’epoca l’Italia delle donne vinceva: la Venice cup nel 197 (e in finale nel 1978), cinque campionati europei dal 1970 al 1977. Ma c’erano solo otto donne in grado di gareggiare a livello internazionale e Anna Maria creò un programma specifico della Federazione, a livello regionale e nazionale, per aumentare il numero delle giocatrici.

Dopo un solo anno dall’inizio del programma ben 86 coppie parteciparono al primo campionato nazionale femminile; nel 1982 le coppie erano 104, nel 1998 erano cresciute a 340 e le squadre a 182. Alla Coppa Italia femminile del 1998 parteciparono 138 squadre.

La sua grande abilità organizzativa la condusse ben presto a incarichi di livello europeo (1985), con l’obiettivo di mettere in piedi anche qui il settore femminile, un’impresa mai tentata prima.

Nel 1986 organizzò il primo campionato europeo a coppie femminile e formò l’European Women Committee. Nel 1992 venne eletta come rappresentante dell’EBL (European Bridge Ligue) presso il direttivo della World Bridge Federation, dove divenne Maestro delle cerimonie e a capo dell’Ospitalità e del Protocollo.

Leggendaria la presentazione di sé stessa al consiglio mondiale: “Il mio nome è Anna Maria Torlontano e sono il vostro Maestro di cerimonie“.

Nel 1995 fu nominata vice rpesidente della EBL e nel 1999 fu insignita della medaglia d’oro per i suoi servizi all’EBL. Venne anche messa a capo del World Women’s Committee, messo a punto da José Damiani, presidente WBF.

Anna Maria è stata anche l’organizzatrice del Festival del Bridge delle donne on line, organizzato dalla WBF insieme a BBO (Bridge Base On Line) che si tiene due volte l’anno. Nel 2003 ha ricevuto la medaglia d’oro da parte della WBF e nel 2007 è stata nominata vicepresidente onoraria dell’esecutivo EBL.

Ma il momento di cui è stata più fiera arrivò quando è stata nominata membro cle comitato onorario della WBF nel 2014.

Anna Maria ha lavorato instancabilmente per aumentare il numero delle donne giocatrici e incoraggiato tutte le federazioni nazionali a concentrare i loro sforzi anche economici per favorire questo sviluppo, suggerendo talvolta di spostare sui campionati femminili una parte dei fondi destinati ai camponati open. Era anche convinta che solo affidando a una donna, possibilmente eletta nel direttivo federale di ogni federazione nazionale sarebbe stato possibile sviluppare la partecipazione delle donne alle attività agonistiche del bridge.

Solo una donna, secondo lei, poteva essere in grado di capire la mentalità delle donne e aiutare a cambiare la situazione con piccoli passi, soprattutto nei paesi economicamente meno sviluppati.

Anna Maria was a major force in the Bridge World. We will not see her like again.

Benito Garozzo

Benito Garozzo è considerato da molti il miglior giocatore di bridge di tutti i tempi. È stato membro della famosa squadra italiana Blue Team ( “Squadra Azzurra”) che ha vinto 10 Bermuda Bowls tra il 1961 – 1975. In tutto, ha accumulato 13 campionati del mondo.

Nato il 5 settembre 1927 a Napoli, Italia, Garozzo ha trascorso gran parte della sua vita giovanile al Cairo, in Egitto. Ha imparato il bridge quando era studente universitario in Italia. Durante la visita di sua sorella a Napoli nel 1943, è diventato rimasto bloccato in città a causa degli eventi della seconda guerra mondiale. Garozzo comicia a trascorrere qualche tempo con gli amici cominciando a studiare il bridge da un libro di Ely Culbertson del 1933. Ricorda Garozzo: “Nessuno di noi sapeva l’inglese, quindi giocavamo una sorta di bridge che nessuno avrebbe capito.”
Dopo la fine della guerra, Garozzo ha cominciato a studiare seriamente il bridge, attraverso i libri e giocando l’Autobridge, un popolare gioco solitario dell’epoca per esercitarsi a bridge. Gli anni 50 del Novecento sono stati spesi in una varietà di occupazioni: ragioniere, soldato di leva dell’esercito italiano, e imprenditore edile per la costruzione di strade. In questo periodo, però, ha continuato a giocare rubber bridge e guadagnare la reputazione di bravo dichiarante.

Nel 1961, è stato invitato a far parte del Blue Team Italiano – solo 10 giorni prima della Bermuda Bowls. Garozzo sostituiva Guglielmo Siniscalco, che si era dimesso dal team di concentrarsi sulla sua attività. Fino ad allora, Garozzo aveva avuto successo giocando poche o nessuna convenzione. Ma questo non era il sistema licitativo del Blue Team. I membri del team Giorgio Belladonna e Pietro Forquet gli hanno insegnato il sistema Fiori Napoletano nel più breve tempo possibile. Il risultato? Fu il primo campionato del mondo di Garozzo. Egli ebbe come partner il grande Forquet da 1961 al 1969, e poi di nuovo nel 1972 per vincere 7 Bermuda Bowls. Garozzo raccontò, “Durante gli anni in cui il Blue Team era dominante, siamo stati una vera squadra. Abbiamo lavorato tutti insieme”.

La capacità di giocare le carte di Garozzo era leggendaria. Forquet più tardi ha scritto: “Quando il suo compagno va down in un contratto, Benito Garozzo non manca mai di sottolineare infallibilmente: avresti potuto mantenere il contratto.” Non era per criticare, ma Benito sapeva subito trovare esattamente la linea vincente di gioco come se nella sua mente la mano fosse lì a doppio morto. Grant Baze, che discuteva spesso le mani con il Blue Team racconta che Forquet e Belladonna qualche volta dicevano: “Questo problema è troppo difficile, chiediamolo a Benito.”

Garozzo non riusciva a mantenersi con il bridge e Garozzo fu costretto ad aprire un negozio di gioielli a Roma nel 1964. Giocò anche professionalmente nell’Omar Sharif Bridge Circo tra il 1967 e il 1971, insieme a Belladonna, Forquet e il francese Claude Delmouly in giro per il mondo.

L’uomo d’affari cinese-americano CC Wei, che ha inventato il sistema Precision, assunse Garozzo e Belladonna nei primi anni 70 del Novecento. A questo punto della sua carriera bridgistica, Garozzo era diventato un appassionato dei sistemi dichiarativi convenzionali e insieme a Belladonna trasformò il Precision di Wei in Super Precision. Avrebbero usarlo in campionati del mondo per rappresentare l’Italia con grande successo. Insieme agli altri del Blue Team la coppia Garozzo-Belladonna vinse tre 3 ulteriori Bermuda Bowls, nel 1973, 1974 e 1975. Purtroppo, l’ultima di queste vittorie viene offuscato da un scandalo che coinvolse 2 membri del Blue Team: Gianfranco Facchini e Sergio Zucchelli, per comunicazioni fra compagni non autorizzate.

Nel 1980, Garozzo iniziò a giocare con Lea du Pont, si trasferì negli Stati Uniti nel 1987 e acquisì la doppia cittadinanza nel 1994. 5 Ha vissuto in Florida e nel Delaware con Lea du Pont, continuando a giocare un sistema artificiale estremamente complesso nei tornei e nel bridge on-line.

Garozzo passa il suo tempo libero alle corse oppure al golf. Può ancora essere avvistato a tornei ACBL e qualche volta ha scherzato sul fatto che vorrebbe rappresentare gli Stati Uniti un giorno in un torneo mondiale. Bobby Wolff, un membro dei Dallas Aces che hanno gareggiato contro Garozzo per molti anni, dice: “«”Io sinceramente ritengo che Benito Garozzo sia il miglior giocatore di sempre. E non sono il solo a pensarlo”.

Giorgio Belladonna

Giorgio Belladonna ha vinto il maggior numero di campionati del mondo di qualsiasi membro della famosa squadra italiana Blue Team che ha dominato il bridge negli anni 50, 60 e 70 del Novecento.

Personaggio molto interessante, noto per il suo carattere esuberante e per uno stile di gioco aggressivo, Belladonna ha raccolto 16 campionati del mondo in tutto: 13 Bermuda Bowls e 3 Olimpiadi Mondiali.

Nel 1968, l’esperto americano Charles Goren ha elogiato Belladonna come il più grande giocatore del mondo dell’epoca.

Quando era ancora adolescente, l’interesse primario di Belladonna era il calcio. Tuttavia, le prospettive di giocare sul serio vennero interrotte dall’avvento della II guerra mondiale. Belladonna studiò architettura e legge per potersi liberare del problema scuola. La prima volta che Belladona giocò a Bridge fu dopo i suoi 21 anni.

Belladonna dopo aver lasciato la scuola iniziò a lavorare, ma continuò a giocare Bridge fino a diventare abbastanza forte per rappresentare l’Italia ai Campionati europei del 1954. Nel frattempo, lui e Walter Avarelli idearono il sistema Fiori Romano, uno dei primi sistemi artificiali di apertura con 1Fiori forte. Nel 1956, Belladonna entrò nel blue team. Gli altri membri del team, oltre lui e Avarelli erano Pietro Forquet, Eugenio Chiaradia, Mimmo D’Alelio e Guglielmo Siniscalco. Il Blue Team ha vinto il primo dei 13 titoli Bermuda Bowl nel 1957.

Una delle più note mani di Bridge di Belladonna, 1975 contro gli Stati Uniti

Nel 1967, Belladonna aderì all’Omar Sharif Bridge Circus per giocare le partite-esibizione in Europa e nel mondo. Il team, sponsorizzato dall’attore Omar Sharif, includeva Benito Garozzo (che giocava con Belladonna), e gli esperti Claude Delmouly (Francia) e Leon Yallouze (Egitto). In un secondo tour, nel 1970, il Circus ha giocato contro una squadra di esperti britannici a Londra nel Piccadilly Hotel per una sterlina al punto. (La squadra di Sharif prevalse su un totale di 80 rubber giocati.)

Una delle più note mani di Belladonna, tuttavia, è stata giocata nel 1975 durante le finali Bermuda Bowl contro gli Stati Uniti.

Nel finale dell’incontro, con una manciata da giocare, Garozzo-Belladonna approdano a un fortunoso grande slam: 7F. Eddie Kantar attacca di piccola cuori, che Belladonna taglia in mano e gioca piccola fiori per la forchetta AD del morto: la D fa presa e Belladonna batte l’asso facendo cadere il Re di Kantar.

La distribuzione favorevole delle atout ha permesso a Belladonna di portare a casa il contratto e con esso è stata conseguita la tredicesima vittoria Bermuda Bowl per il Blue Team. Un’analisi double-dummy ha suggerito che Kantar avrebbe dovuto giocare il R di fiori per depistare Belladonna verso una linea perdente di gioco facendogli immaginare una distribuzione imprevista delle atout (una 4-1).

Il Blue Team entra ufficialmente in pensione dopo il 1975. Belladonna comunque continuò a giocare a Bridge, gestì un club di Bridge di Roma, e scrisse articoli di Bridge per riviste italiane. Anche se ha continuato a giocare nei tornei, non ha mai più rappresentato l’Italia al livello di campionato del mondo.

Edwin Kantar

Kantar cominciò a giocare a Bridge a 11 anni e inizio a insegnare Bridge a 17 anni, prima ai suoi amici e poi all’università del Minnesota, nella quale frequentò i corsi di lingue straniere.

Tra la vittoria del campionato mondiale del Bermuda Bowls nel 1977 e quella analoga del 1979 Kantar vinse 13 campionati nordamericani diventando Grand Master della World Bridge Federation e Grand Life Master dell’ACBL (American Contract Bridge Ligue).

Ha vinto la Spingold Knockout Teams (tre volte), il Reisinger B-A-M Teams (quattro volte), e la Vanderbilt Knockout Teams (2 volte) il Grand National Teams (due volte).

Ma la sua attività più importante è stata quella didattica e di scrittore di libri sul Bridge e fra questi è da ricordare soprattutto il suo Complete defensive play, che è tra i 10 libri di Bridge più letti e amati in ogni tempo. Sei dei suoi libri hanno vinto premi speciali dedicati al Bridge. Ed è stato articolista dell’ACBL Bulletin, di The Bridge World, e Bridge Kantar scrive e vive in California, e tiene lezioni nelle crociere che lo vedono maestro protagonista. A volte tiene lezioni anche nell’area di Los Angeles, e quando non si occupa di Bridge si può trovare a Venice Beach a giocare a ping pong, sport nel quale è grande campione.

Di sé ha detto: non mi sono mai pensato come scrittore di Bridge, ma in realtà non potrei scrivere di altro.

Omar Sharif

È stato attore, playboy internazionale, grande promotore del gioco del Bridge. Nato ad Alessandria d’Egitto, si era laureato in matematica e fisica all’universtà del Cairo.

Nessuno può scordare Omar Sharif in Lawrence d’Arabia (1963), film per il quale vinse il Golden Globe e fu nominato all’Oscar per l’interpretazione di un imaginifico e tenebroso ma leale capo arabo. E neppure si può dimenticare la bella interpretazione del Dottor Zivago (Golden Globe 1965). Tuttavia il suo grande amore è sempre stato il Bridge. Soleva dire: “Fare l’attore è il mio mestiere, ma il Bridge è la mia passione“.

Ha fatto parte della squadra della Repubblica Araba Unita (RAU) che partecipava alle Olimpiadi nel 1964, ed è stato capitano giocatore nella squadra Egiziana del 1968.

È stato classificato fra i primi 50 giocatori del mondo. Nel 1967 ha fondato l’Omar Sharif Bridge Circus, per promuovere il Bridge, rappresentando dal vivo incontri di Bridge ad alto livello. La squadra del Circus, oltre a Sharif, comprendeva Leon Yallouze (giocatore professionista egiziano) Claude Delmouly (esperto francese) e Benito Garozzo, Giorgio Belladonna e Pietro Forquet del mitico Blue Team italiano. Una rappresentazione fu fatta davanti allo scià di Persia.

Qualcuno gli ha domandato perché passava così tanto tempo giocando a Bridge quando avrebbe potuto fare più film e Sharif rispose: “La vera questione è: perché passo così tanto tempo a fare film quando potrei giocare a Bridge!“. Nel 1970 il Circus si fermò nel famoso Piccadilly Hotel a Londra, per un incontro di 80 rubber contro gli esperti inglesi Jeremy Flint e Jonathan Cansino. La posta di gioco era di 1 sterlina a punto (posta molto alta anche al giorno d’oggi, quando la posta normale è intorno a 1,55 dollari per punto). Lo scopo dell’evento era dimostrare il Bridge come un eccitante spettacolo e fare breccia in televisione per raggiungere milioni di spettatori e potenziali nuovi giocatori. Il Circus vinse 5.470 puunti ma gli incassi non furono sufficienti a pagare tutte le spese dell’evento e Omar Sharif subì un perdita secca.

Nel 1975 fu sponsorizzato dalla Fiat per il marchio Lancia: Sharif, insieme al BlueTeam, affrontò le squadre americane di quattro grandi città: Chicago, dove vinsero, e New York, Los Angeles e Miami, dove persero.

Nel 1990 si tenne il Campionato Mondiale Individuale Omar Sharif, che offrì il monte premi più alto di tutta la storia del Bridge: 200.000 dollari (Zia Mahammud). Un evento che molti biasimarono perché proponeva insolitamente premi in denaro, ma che provocò un’alta risonanza per il Bridge.

Omar Sharif è autore di molti libri sul Bridge (tra cui La mia vita con il Bridge, Mursia) e ha tenuto per vario tempo una rubrica sull’argomento per il quotidiano statunitense Chicago Tribune.

Charles Goren

No name is more closely associated with the game of Bridge than that of Charles Goren. Indeed, Goren earned and proudly bore the nickname of “Mr. Bridge.”

Born in Philadelphia, Goren earned a law degree as a young man but practiced only briefly before Bridge became first in his life.

As a protege of fellow Hall-of-Famer Milton Work, Goren adapted Work’s point-count evaluation method and published the now-familiar 4-3-2-1 system. The idea caught on quickly and was used by millions of players. Goren — a tireless worker — promoted his ideas through books, tours and lectures. Overnight, point-count displaced Ely Culbertson’s honor-trick approach to hand evaluation.

Goren’s hugely successful books, Contract Bridge Complete and Point Count Bidding, made his methods — dubbed “Standard American” — the most widely played system in the history of the game.

Goren’s talents were not limited to writing and lecturing. He also hosted the popular televison program Championship Bridge with Charles Goren from 1959 to 1964.

The record for the most number of wins in the annual McKenney contest (now the Barry Crane Top 500 masterpoint race) is held by Goren, who won it eight times. He also holds the record for the most number of consecutive victories in the contest: five, from 1947 through 1951.

His tournament career was outstanding. Goren won 34 national championships (now NABCs) and earned a world championship title when the U.S. squad won the inaugural Bermuda Bowl in 1950.

The name of Goren became synonymous with Bridge to millions. His importance as a world figure was recognized when he was on the front cover of Time magazine. His classic Contract Bridge Complete ran to 12 editions.

It is estimated that Goren books have sold more than 10 million copies. His writings have been translated into a dozen languages. His books include: Better Bridge for Better Players, Standard Book of Bidding, Contract Bridge Made Easy, A Self-Teacher, Point-Count Bidding in Contract Bridge, Goren Presents the Italian Bridge System, New Contract Bridge in a Nutshell; Sports Illustrated Book of Bridge, Goren’s Winning Partnership Bridge, Charles Goren’s Bridge Complete, and Goren on Play and Defense.

Goren became a world champion in Bermuda in 1950 when the first Bermuda Bowl World Championship was staged. He placed 2nd in the 1956 and 1957 Bermuda Bowls, was a member of the U.S. team that finished 4th in the first World Team Olympiad in Turin in 1960.

His television show, Championship Bridge with Charles Goren, ran from 1959 to 1964. It was called the first successful Bridge program on television and won an award as one of the best new television features.

A lifelong bachelor, Goren may genuinely have been married to the game. In spite of his work as writer, lecturer, promoter, TV personality (unlike Culbertson, who grew bored with the game when he became successful), Goren was devoted to tournament play.

He seldom played rubber Bridge, and never for high stakes. He considered his playing status amateur and once turned over to the Damon Runyon Cancer Fund the full amount of a $1,500 purse which he won in a charity tournament played in Las Vegas.

Before his retirement from active competition in 1966, he captured virtually every major Bridge trophy in U.S. tournament play.

He was elected the ACBL Honorary Member of 1959, one of the first three elected to the ACBL Hall of Fame (then of The Bridge World) in 1963. He was a member of the ACBL Laws Commission from 1956, contributing editor of The Bridge World, member of Editorial Advisory Board of The Bridge Encyclopedia. Goren was awarded the honorary degree of Doctor of Laws by McGill University in 1963.

After retiring from the tournament scene in the late Sixties, Goren lived quietly at his home in Miami Beach. For the last 19 years of his life he lived with his nephew, Marvin Goren, in Southern California. Because of poor eyesight and failing health, he was seldom seen in the Seventies.

There were rare appearances on the According to Goren panel shows at North American Bridge Championships and in 1972 he hosted a party for the press at his Miami Beach home during the Fourth World Bridge Olympiad.

His personal record by events includes:

Won the Bermuda Bowl in 1950, placed 2nd in 1956 and 1957; 3rd in the World Team Olympiad in 1960. On the national level he won the Vanderbilt in 1944 and 1945, placed 2nd in 1934, 1936, 1949, 1950, 1953, 1955, 1959 and 1962; Asbury Park Trophy (later the Spingold) 1937; Spingold Master KO Teams in 1943, 1947, 1951, 1956 and 1960, 2nd in 1939 and 1950; Reisinger B-A-M Teams (formerly Chicago) in 1937, 1938, 1939, 1942, 1943, 1950, 1957 and 1963, 2nd in 1944 and 1951; the Master Mixed Teams in 1938, 1941, 1943, 1944, 1948 and 1954, 2nd in 1946, 1949, 1950 and 1951; Men’s B-A-M Teams in 1952, 2nd in 1946 and 1955; the Life Master Pairs in 1942 and 1958, 2nd in 1953; the Open Pairs in 1940; the Mixed Pairs in 1943 and 1947, 2nd in 1934; the Men’s Pairs in 1938, 1943 and 1949, 2nd in 1935; the Masters Individual in 1945; the McKenney Trophy in 1937, 1943, 1945, 1947, 1948, 1949, 1950 and 1951.

Helen Sobel-Smith

Helen Sobel-Smith, la prima donna ammessa nella Hall of Fame del Bridge, è universamente riconosciuta come la miglior giocatrice di tutti i tempi.

Edgar Kaplan, ex direttore ed editore di The Bridge World, ha dichiarato: “In tutta la mia vita, lei è l’unica donna giocatrice di Bridge considerata la migliore del mondo. Sa come giocare una mano.

Smith imparò a giocare a Bridge mentre era corista in Animal Crackers dei Fratelli Marx, e vinse il primo titolo nazionale, il Women Pairs, nel 1934. Nel 1941 diventò Life Master # 25.

Lo stile della Smith era vivace e aggressivo – così aggressivo che “alcuni dei suoi partner maschili ne erano intimiditi,” disse Kaplan. “Quando giocavano in Coppie Miste, questi uomini avevano la sensazione di avere il ruolo della ragazza.”

Il 1944 è stato un anno d’oro per la Smith, vinse la Vanderbilt, la Spingold, il Donne a squadre e il Master Mixed Teams e si piazzò seconda nella Reisinger.

Nel 1948 aveva collezionato il maggior numero di Master Point mai conquistati da una donna, scalzando dalla prima posizione Sally Young, mantenendo il primato fino al 1964.

Ha vinto 35 titoli nazionali, due volte la Vanderbilt, cinque volte la Spingold e quattro volte la Reisinger – e il Trofeo McKenney (il Barry Cane Top 500 attuale) tre volte: nel 1941, 1942 e nel 1944.

Smith venne invitata a far parte della squadra di Ely Culbertson nel campionato Mondiale organizzato dalla International Bridge League nel 1937 a Vienna.

Era un tacito riconoscimento che Culbertson, come altri esperti, la consideravano pari agli altri giocatori uomini.

La squadra, che comprendeva Josephine Culbertson e Charles Vogelhofer, arrivò seconda dopo l’Austria.

La Smith e il partner abituale Charles Goren vinsero a Londra nel 1956 la De La Rue International Invitational Pairs Tournament – considerato un campionato mondiale – e rappresentarono il Nord America nella Bermuda Bowl nel 1957 e gli Stati Uniti nella World Team Olympiad nel 1960.

Goren era lo scrittore/promotore di Bridge e Smith “il giocatore. Lei era un portento,” disse Kaplan.
Smith “nel gioco della carta era eccezionale, unica,” disse Kaplan. “Ogni contratto era nuovo per lei e i suoi risultati erano inarrivabili per i suoi compagni esperti.

Era incapace di attuare il gioco learned se era sbagliato in una determinata mano. Helen non era learned. Era geniale.

Smith aveva un’espressione da poker, disse Kaplan, “e nessuno riusciva a capire cosa stesse facendo. La sua valutazione era estremamente buona, e si sentiva sempre libera di deviare da quello che veniva chiamato il suo sistema.

Smith era un’ottima partner “di vedute aperte riguardo al successo” ed era gradevole, allegra, fresca e sensazionale,” disse Kaplan. “Non ci sarà mai un’altra come lei.”

Smith vinse il suo ultimo titolo mondiale nel 1968, il Master Mixed Teams, con Oswald Jacoby, Jim Jacoby e Minda Brachman. Era la sua sesta vittoria, record che condivise con l’ex partner Goren.

Il margine di vittoria della squadra di Smith fu di 1 board e mezzo e Jacoby senior descrisse così la vittoria. “Helen è stata sensazionale. È lei che ha vinto. Noi siamo stati soltanto i suoi compagni di squadra.”

Quando Smith morì di cancro nel 1969, il Bollettino la ricordò come una giocatrice “senza uguali fra le donne e con pochissimi pari fra gli uomini. Helen giocava come un uomo, è vero. Ma giocava anche come una signora.”

Helen Martin White Sobel Smith nacque a Philadelphia nel 1910 ed è da molti considerata la più forte giocatrice di Bridge di tutti i tempi.

Helen maturò una breve esperienza nel mondo dello spettacolo come corista di musical e fu proprio una sua collega che, nel periodo in cui veniva rappresentato lo show dei Fratelli Marx “Animal Cracker’s”, gli fece conoscere il Bridge. Fu un fortunato amore a prima vista.

Già sposata con il suo primo marito Jack White, aveva soli 24 anni quando vinse il suo primo titolo nazionale: il Women Pairs.

Helen è stata una delle poche atlete a poter disputare Campionati Open e spesso, giocando meglio dei suoi colleghi uomini. La sua fama si sparse così rapidamente che nel 1937 venne chiamata dal mitico Ely Culbertson a far parte della Squadra Open degli Stati Uniti nel mondiale di Budapest.

Helen, fu la prima donna nella storia del Bridge che giocò in una squadra nazionale Open e, pur se la squadra USA uscì sconfitta in finale dall’Austria, la sua prestazione fu tanto buona da farla divenire, poco più tardi, partner abituale di un altro mostro sacro del Bridge di quei tempi, Charles Goren.

Con Goren formarono una delle più durevoli e fortunate coppie della storia del Bridge; cominciarono con il vincere il Campionato del Mondo a Coppie Open del 1940 e finirono per arrivare secondi alla Bermuda Bowl del 1957dopo aver conquistato ben 33 titoli nazionali!

Dopo esser stata sposata in seconde nozze per 8 anni con Al Sobel, un’altra figura storica de Bridge USA, e dopo aver vissuto per lungo tempo a New York city, si spostò nel 1963 a Miami Beach ed, infine, si stabilì a Detroit con l’ultimo dei suoi tre mariti: Stanley Smith, anche lui valente bridgista.

Helen vinse 31 NABC‘s tra i quali ricordiamo: 5 volte la Spingold (1944, 1947, 1951, 1956, 1960), 2 volte la Vanderbilt (1944, 45), 4 volte la Reisinger (1941, 43, 50, 57), 4 volte il Whitehead (1934, 1938, 1939, 1947), 7 volte lo Sternberg (1935, 1936, 1939, 1943, 1944 ,1945, 1946) e, ininterrottamente dal 1948 al 1964, fu la donna che collezionò il maggior numero di Master Points.

L’11 settembre del 1969 a Detroit, dopo una breve malattia, un cancro mise fine prematuramente alla sua movimentata ed interessantissima vita.

Nel 1995 fu ammessa nella prestigiosa Hall of Fame del Bridge USA e viene ricordata dall’Helen Sobel Trophy che premia ogni anno i vincitori del Life Master Woman Pairs ai Fall NABC’s.

Terence Reese

Terence Reese è stato uno dei più grandi giocatori di Bridge e scrittori d’Inghilterra.

Ha vinto il campionato del mondo 1955 Bermuda Bowl così come 4 titoli europei e 20 eventi nazionali.

La sua carriera di scrittore comprende anche articoli innumerevoli per giornali e 90 libri. Scritto nel 1948, il classico “Reese on Play” (Gioca a Bridge con Reese) è ancora in stampa oggi.

Reese è nato 28 agosto, 1913 a Epsom, nel Surrey, in Inghilterra. Ha iniziato a giocare a carte all’età di 3 anni e ha imparato l’Auction Bridge a 7 anni. Reese ha continuato a giocare quando era all’Università di Oxford, dove si è unito alla squadra di Bridge. Come capitano, Reese ha portato Oxford alla vittoria nella prima edizione 1935 del Varsities partita contro CamBridge.

Dopo la laurea nel 1935, Reese cominciò a lavorare da Harrods, ma dopo un solo un anno Reese decise di proseguire il Bridge a tempo pieno. Diventò un assistente redattore presso The Bridge World e scrisse il suo primo libro, The Element of Contract, nel 1938.

Durante la seconda guerra mondiale, Reese prestò servizio nel servizio antiaereo, piuttosto che le forze armate. Nel 1944, cominciò a giocare a Bridge con il collega esperto britannico Boris Shapiro. Qualcuno anni dopo disse che i personaggi di Reese e Schapiro erano molto diversi. Al tavolo di Bridge Reese è stato un freddo calcolatore, guidato dalla logica, ma fuori dal Bridge al contrario si mostrava arguto e bonario, anche se con qualche frase aspra, quando necessario. Schapiro invece è stato un giocatore di talento, eccitabile, sempre in movimento, irascibile al tavolo da gioco e spesso scontroso quando non giocava.

Indipendentemente da qualsiasi differenza di personalità, Reese e Schapiro sono state una delle migliori coppie del gioco per i due decenni successivi. Hanno vinto i campionati europei 4 volte nel 1948, 1949, 1954 e 1963. Inoltre hanno prevalso nel 1955 Bermuda Bowl contro gli Stati Uniti, con i compagni di squadra Leslie Dodds, Kenneth Konstam, Adam Meredith e Jordanis Pavlides.

Schapiro una volta scommise con un altro giocatore che Reese avrebbe ignorato una donna nuda al tavolo di Bridge a causa della sua concentrazione assoluta. Quando si verificò l’occasione in cui Reese doveva giocare una mano, una donna nuda è stata chiamata a prendere il posto di Schapiro come manichino. In seguito, Schapiro ha chiesto se Reese ha notato qualcosa di insolito. La risposta di Reese: “Sì – la delicata situazione delle cuori.

Un altro aneddoto che coinvolge i due è avvenuto a casa di Schapiro. Reese, una volta fermato da raccogliere una considerevole collezione di trofei ponte. Dopo aver lasciato, però, è stato interrogato da un poliziotto sospetta di un personaggio tirare via i trofei d’argento in un sacco. Reese ha chiesto che il poliziotto convalidare la sua identità con Schapiro, che ha risposto: “Chi è questa persona? Non l’ho mai visto prima in vita mia.” Reese presumibilmente trascorse il resto della giornata in carcere ed era prevedibile scontento.

Reese dette un grande contributo alla popolarità del sistema Acol. Sempre più irritato per l’affollamento dei sistemi dichiarativi artificiali, ha creato un sistema dichiarativo chiamato per scherzo “The Little Major” nel 1962. Ogni offerta 1-livello era falso: 1F mostrava le cuori, 1Q mostrava le picche, e così via. In realtà Reese gradualmente si rese conto che il sistema poteva funzionare e ha iniziato a svilupparlo sul serio. Anche se Reese e Schapiro continuarono a giocare insieme durante questo periodo, Schapiro non amava il sistema Little Major, così Reese lo giocò con Jeremy Flint nella Bermuda Bowl del 1965 a Buenos Aires.

Purtroppo, Reese è stata la causa di un enorme scandalo a Buenos Aires. Il team statunitense ha accusato Reese e Schapiro di barare. Dorothy Hayden Truscott e B. Jay Becker affermarono che la coppia utilizzava segnali digitali per comunicare la lunghezza del palo di cuori. La World Bridge Federation, l’organo di governo del torneo, ha trovato Reese e Schapiro colpevoli. Sono stati costretti a rinunciare alla Bermuda Bowl e astenersi da eventi WBF per tre anni. Fu solo nel 1968 che la WBF ha condotto una lunga indagine e ha deciso che non vi erano prove sufficienti per un verdetto di colpevolezza. Reese e Schapiro sono stati reintegrati nel WBF, ma è stato impedito di giocare insieme.

Lo scandalo spinse a scrivere 2 libri sulla questione. Reese ha scritto, “Storia di un’accusa“, che in dettaglio analizza ogni mano che ha giocato con Schapiro e la mancanza di prove di qualsiasi scorrettezza. Lo scrittore Alan Truscott ha scritto “Il Grande Scandalo del Bridge“, che è arrivato a conclusioni del tutto diverse.

Reese si è sposato nel 1970, all’età di 57. Si è ritirato dal giocare il Bridge competitivo, ma ha continuato la sua carriera di scrittore. Come molti esperti di Bridge, era anche appassionato di backgammon, scacchi e poker. Ha perseguito queste attività fino alla sua scomparsa il 29 gennaio 1996 a Hove, Inghilterra.

 

Citazioni notevoli

Nella maggior parte dei giocatori Giochi Trovare il proprio livello e sono più o meno soddisfatto con esso A ponte non esiste un metodo affidabile di confronto individuale Ogni giocatore è libero di pensare che gioca così come il successivo, e per qualche ragione inspiegabile maggior parte dei giocatori sono estremamente ansioso di convincere se stessi e gli altri che giocano meglio di loro.

Ponte rivela il carattere. Un uomo che nella vita ordinaria cava come un suono e cittadino ben regolato può mostrare se stesso al tavolo ponte per essere stupido, inutile, ostinata, avido e disonesto.

I buoni giocatori differiscono dai giocatori in media per lo più in questo: che il buon giocatore cerca di tutte le 52 carte, e il giocatore medio gioca solo il 26 che lui può vedere.

Oswald Jacoby

Oswald Jacoby è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi. Iniziò a mettersi in luce sulla scena internazionale come partner di Sidney Lenz nel famoso incontro Culbertson – Lenz agli inizi del 1930. Dopo essersi confermato campione sia nel Bridge auction che nel Bridge contratto, Jacoby divenne in seguito membro delle celebri squadre Four Horsemen e Quattro Assi.

Il fatto che Lenz lo avesse prescelto fra giocatori di maggiore esperienza e con cui Lenz aveva già giocato era un indizio precoce della genialità e dell’abilità che in seguito lo portarono in testa all’elenco ACBL dei vincitori masterpoint di tutti i tempi.

Nella sua carriera che copre un periodo di sette decenni, Jacoby ha vinto 27 campionati nell’America del Nord, inclusi sette Spingold, sette Vanderbilt e due Reisinger. Fra il 1929 e il 1937 ha vinto 11 campionati Nazionali di precursori ACBL – l’USBA, l’ABL, e l’AWL. La prima volta che giocò matchpoints Jacoby vinse il primo torneo a coppie – l’Eastern Championship Goldman Pairs.

Allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale, Jacoby mise in pausa per quattro anni la sua carriera da bridgista. Giocò sporadicamente negli ultimi anni del ’40, e riprese il servizio attivo durante la guerra di Korea. In quel periodo il grande Charles Goren accumulò un enorme vantaggio come detentore ai vertici della classifica masterpoint di tutti i tempi. Dopo due anni in Korea, Jacoby tornò a giocare attivamente con l’intento di superare Goren nella classifica masterpoint.

Nel 1962 raggiunse il suo obiettivo. Vinse il Trofeo McKenny (ora Barry Cane Top 500) una competizione che consiste nell’accumulare il maggior numero di masterpoint in un anno, quattro volte in cinque anni (dal 1959 al 1963) all’età di 57, 59, 60 e 61. Nel 1963 fu il primo a conquistare più di 1.000 masterpoint in un unico anno (1034). Superò i 10.000 punti nel 1967, e a quel punto abbandonò la competizione Trofeo McKenny.

Dick Frey disse, “Oswald Jacoby era un lunatico che doveva essere il migliore in tutto ed era la persona più appassionata che io abbia mai conosciuto. Il suo pensiero era così fulmineo che la parola faticava a stare al passo, ma il suo modo di ragionare rapido e accurato gli forniva un terribile vantaggio in tutti i giochi in cui era un grande campione. In molti lo consideravano un presuntuoso, e certamente lo era. Non era modesto. Non aveva motivo di essere modesto e gli piaceva che il record parlasse da solo. E che record! Esternamente era un duro, ma aveva un meraviglioso senso dell’umorismo ed era sostanzialmente affettuoso e tenero.

Nel 1978 in un articolo su Sport Illustrated, Roger Dionne ha scritto: “Adesso, a 75 anni, Oswald Jacoby può scommettere con te su backgammon, Bridge e poker, o sul fatto che può moltiplicare mentalmente più in fretta 647,992 per 435,638, e le probabilità sono che prenderà i tuoi soldi. I giocatori di Bridge lo rispettano, lo ammirano, lo amano anche. Tutti hanno imparato qualcosa da Jacoby, commentato il suo gioco magistrale, letto uno della sua dozzina di libri, studiato, utilizzato le sue numerose dichiarazioni innovative. In pochi non sono stati battuti da lui a qualcosa – Bridge, backgammon, gin rummy o pinnacolo – pure a tennis, o hanno possibilità di vincere la World Series. Ma nessuno, assolutamente nessuno, avrebbe mai potuto essere al suo livello, per i discorsi a 100 all’ora, gli sconcertanti salti nel modo di pensare, il suo entusiasmo e la sua vitalità.

L’ultimo titolo conquistato giunse pochi giorni prima del suo 81 compleanno. Tutti si emozionarono nella sala quando la sua squadra (Bill Root, Norman Kay, Edgar Kaplan e Richard Pavlicek) strappò una sorprendente vittoria nel Reisinger.

Jacoby fu il pioniere di molte innovazioni di licita, inclusa la Jacoby 2SA.

Nel 1984, Boyce Hollerman concluse l’elogio funebre di Jacoby così: “Da qualche parte, proprio in questo momento, ci sono delle donnette a un tavolo da gioco e una di loro ha appena detto Alert!” e ha spiegato, “è un Jacoby Transfer.” E Jake, sbirciando le carte dell’altro lato, scuote la testa e dice. “Non ha la mano giusta per farla.

Harold Vanderbilt

The modern version of our game — contract bridge — occurred as a refinement to the rules of an older version called auction Bridge. Harold S. Vanderbilt of Newport RI is the person responsible for this improvement.

How did Vanderbilt come to be the father of the game we enjoy today? Aboard the cruise ship Finland in late October of 1925, Vanderbilt — who was traveling with three friends, all of whom were auction Bridge enthusiasts — tested an idea he had for making the auction Bridge version of the game more interesting.

In auction Bridge, players scored points for taking a certain number of tricks as in the modern game. The problem, however, was that players received game and slam bonuses even if they didn’t actually bid a game or slam. For example, if you were in 1NT making three, you got the game bonus anyway.

Vanderbilt decided to make it more challenging by requiring a partnership to actually bid to the game or slam level in order to receive the bonus. Since this refinement made slams too risky to attempt, he also increased the slam bonuses.
Finally, he developed a scheme for doubles and redoubles so that penalties for sacrificing were equitable. Vanderbilt dubbed this new version of the game contract Bridge.

The rapid spread of contract Bridge from 1926 to 1929 is largely attributable to Vanderbilt’s espousal of it; his social standing made the game fashionable. Vanderbilt’s technical contribution was even greater. He devised the first unified system of bidding, and was solely responsible for the artificial 1*C* bid to show a strong hand, the negative 1*D* response, the strong (16-to-18 point) notrump on balanced hands only, and the weak two-bid opening.

These and his other principles were presented in his books, Contract Bridge Bidding and the Club Convention; The New Contract Bridge; Contract by Hand Analysis; and The Club Convention Modernized. Vanderbilt was a member of the Laws Committee of the Whist Club of New York that made the American laws of contract Bridge (1927, 1931) and the first international code (1932). He then became chairman of that committee and largely drafted the international code of 1935, the American code of 1943, and the international codes of 1948 and 1949. He remained co-chairman of the National Laws Commission of the ACBL for the 1963 laws.

In 1928, Vanderbilt presented the Harold S. Vanderbilt cup for the national team-of-four championship. This prestigious contest has been held annually to the present day. The Vanderbilt Knockout Teams is played at the Spring North American Bridge Championships. This became and remained for many years the most coveted American team trophy, mainly because the replicas were donated personally by Vanderbilt to the winners.

In 1960 Vanderbilt supplied the permanent trophy for the World Bridge Federation’s Olympiad Team tournaments, again adopting the policy of giving replicas to the winners. As a player, Vanderbilt always ranked high. In 1932 and 1940 he won his own Vanderbilt Cup. He played by choice only in the strongest money games and was a consistent winner. His regular partnership with Waldemar von Zedtwitz was among the strongest and most successful in the U.S.

In 1941 he retired from tournament Bridge, but he continued to play in the most expert rubber Bridge games, in clubs and at home. In 1968, Vanderbilt spent more than $50,000 to recreate the lost molds for the replicas of the American trophy and to provide a quantity of replicas of both trophies sufficient to last from 20 to 40 years.

To perpetuate this practice of awarding individual replicas, Vanderbilt further bequeathed to the ACBL a trust fund of $100,000, a gift that wisely foresaw the possibility of inflation, but provided that excess funds, if any, can be donated in Vanderbilt’s name to a charity of ACBL’s choice. In 1969, the World Bridge Federation made Vanderbilt its first honorary member. When a Bridge Hall of Fame was inaugurated in 1964, Vanderbilt was one of the first three persons elected.

Sally Young

Sally Young was Life Master #17, the first woman to earn Life Master status and a top competitor in open and women’s events. She is the only woman to win the Reisinger B-A-M Teams three consecutive years. Young teamed with John Crawford, Charles Goren and Charles Solomon to win the event in 1937 and 1938. The quartet added B. Jay Becker and won again in 1939.

Young also won the Reisinger in 1947 with teammates Jane Jaeger, Kay Rhodes and Paula Ribner — they remain the only all-women’s team ever to win a major open team championship.

Young — short, freckle-faced, her blue eyes usually hidden by her trademark sunglasses — and Helen Sobel Smith won the Women’s Pairs in 1938 and 1939. The two led the 1938 field by such a large margin that Oswald Jacoby commented they had nearly come over into the Men’s Pairs section and walked off with that, too.

Young set a record between 1937 and 1958 by winning the Women’s Teams seven times — including four consecutive years: 1943, 1944, 1945 and 1946 with teammates Emily Folline, Smith and Margaret Wagar — and finishing second three times.
Young’s biggest fan was her son, Ralph C. Young Jr., and her favorite bridge story featured the youngster.

When he was 12, the junior Young was visiting a chum and stayed for dinner. The woman of the household had a reputation as a superlative cook, and the young guest listened to eulogies of her culinary art throughout dinner.

Finally, unable to contain himself any longer, he turned to his chum and blurted out, “Yes but, Dickie, how many masterpoints has your mother got?

Josephine Culbertson

Il miracolo moderno – che una donna possa giocare alla pari con un uomo – si è personificato nella seconda donna eletta nella Hall of Fame del bridge: Josephine Culbertson è stata la prima donna a raggiungere livelli di gioco da campionato internazionale e a spianare la strada per le altre donne che l’hanno raggiunta (e preceduta) nella Hall of Fame, come Helen Sobel e Sally Young.

Come membro della squadra di The Bridge World insieme a Waldemar von Zedtwitz, e Michael Gottlieb e Albert Morehead vinse campionati nazionali e internazionali, tra cui la Schwab Cup nel 1933 e 1934. Con il marito Ely ha giocato e vinto molte sfide con premi altissimi, contro l’Inghilterra e la Francia, fra cui anche quella famosissima contro i tradizonalisti guidati da Sidney Lenz e Oswald Jacoby.

Ely Culbertson, nella sua autobiografia The Strange Lives of One Man, racconta il suo primo incontro con Josephine, al Knickerbocker Whist club di New York. “Non ho potuto fare a meno di notare – scrive – che lei spiccava in mezzo alle altre donne, quasi come fosse da sola“. Non c’era niente di singolare che si notava in lei, ma era l’insieme dei suoi gesti, il suo modo di parlare e di muoversi, il suo modo di vestire che la rendeva estremamente elegante e ricercata. Era estremamente giovane per essere un’insegnante di bridge e già una famosa campionessa: aveva 22 anni. Era veramente affasciante e a tratti anche molto bella: alta, magra, con i grandi occhi irlandesi, il naso all’insù e un contagioso sorriso. Mi stupirono soprattutto le mani, affilate, vivaci e trattenute. I suoi gesti erano lenti, controllati dalla mente e mai impulsivi.

Dopo aver giocato insieme, fin dalla prima volta Culbertson sentenziò che Josephine aveva una mente maschile insieme a uno charme decisamente disarmante: solo una donna su mille secondo Culbertson poteva possederlo. Il suo fascino usciva dal suo cuore, dal suo pensiero, attraverso i suoi significativi silenzi, l’eleganza dei movimenti, la limpidezza della sua voce, il suo sorriso.

Una sera, scrive Ely, dopo aver giocato con un vecchio giocatore del West, questi si rivolse a Josephine e disse: Signora Culbertson, le chiedo scusa per aver pensato che le donne non siano altrettanto abili giocatrici come gli uomini. Lei e suo marito non solo mi avete stracciato al gioco, ma voi, proprio voi, siete la più stupefacente giocatrice di bridge che io abbia mai incontrato.

Anni dopo, Alphonse Moyse Jr., che succedette a Ely Culbertson come editore e direttore di The Bridge World, scrisse il necrologio di Josephine, ricordando i suoi primi anni di bridge: “Jo Culbertson aveva scavato per sé una nicchia in mezzo ad uomini che fino ad allora non erano mai nemmeno stati sfiorati dall’idea di giocare con una donna. Lei si rese forte non chiedendo né aspettandosi galanteria. Incontrò gli uomini alla pari, combattendo fieramente al tavolo da gioco e vincendo la sua parte di trofei. Ed è stato così per tutta la sua carriera bridgistica. E siccome, naturalmente, rifuggiva dalla timidezza e dai sotterfugi tipicamente fmminili, si guadagnò la stima e l’affetto di tutti, partner o avversario che fosse.” E Moyses conclude: “Ho passato con Jo Culbertson 23 anni di vita, fra momenti allegri e momenti tristi. Ma non una volta in questi 23 anni ho visto o sentito da lei niente che fosse meno che corretto e gentile. Mi sembra di sentire ancora risuonare la sua amabile risata.